03 novembre 2009

Cristianofobia. Per la Corte Europea dei Diritti dell'uomo: Via il crocefisso dalle scuole!



«La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo.



Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini ha annunciato che «il governo ha presentato ricorso contro la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo». Se la Corte accoglierà il ricorso, il caso verrà ridiscusso nella Grande Camera (organo della Corte chiamato a pronunciarsi su un caso che solleva una grave questione relativa all’interpretazione o all’applicazione della Convenzione o dei Protocolli, oppure un’importante questione di carattere generale). Qualora invece il ricorso non dovesse essere accolto, la sentenza diverrà definitiva tra tre mesi, e allora spetterà al Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa decidere, entro sei mesi, quali azioni il governo italiano deve prendere per non incorrere in ulteriori violazioni. 



Il Vaticano fa saper che vuole leggere la motivazione prima di pronunciarsi sulla sentenza. «Preferisco non parlare della questione del crocefisso perchè sono cose che mi danno molto fastidio» dichiara però monsignor Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio consiglio della pastorale per i migranti. Più netta la presa di posizione della Cei, che boccia la sentenza parlando di «visione parziale e ideologica».



La cittadina che ha fatto ricorso alla Corte di Strasburgo è una cittadina italiana originaria della Finlandia: nel 2002 chiese all'istituto comprensivo statale  di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocefissi dalle aule in nome del principio di laicità dello Stato. Dalla direzione della scuola arrivò risposta negativa e a nulla valsero i ricorsi della Lautsi. A dicembre 2004 il verdetto della Corte Costituzionale, che ha bocciato il ricorso presentato dal Tar del Veneto. Il fascicolo è quindi tornato al Tribunale amministrativo regionale, che nel 2005 ha a sua volta respinto il ricorso, sostenendo che il crocifisso è simbolo della storia e della cultura italiana e di conseguenza dell'identità del Paese, ed è il simbolo dei principi di eguaglianza, libertà e tolleranza e del secolarismo dello Stato. Nel 2006, il Consiglio di Stato ha confermato questa posizione. 


Ma ora la storia si ribalta: i giudici di Strasburgo, interpellati dalla Lautsi nel 2007, le hanno dato ragione, stabilendo inoltre che il governo italiano dovrà versarle un risarcimento di cinquemila euro per danni morali. Si tratta della prima sentenza della Corte di Strasburgo in materia di simboli religiosi nelle aule scolastiche. «Ora lo Stato italiano dovrà tenere conto della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo» hanno dichiarato i coniugi di Abano.
«La presenza del crocefisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche - si legge nella sentenza dei giudici di Strasburgo - potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso. Avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione». Tutto questo, proseguono, «potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose o sono atei». 


Ancora, la Corte «non è in grado di comprendere come l'esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti umani, un pluralismo che è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana». 
I sette giudici autori della sentenza sono Francoise Tulkens (Belgio, presidente), Vladimiro Zagrebelsky (Italia), Ireneu Cabral Barreto (Portogallo), Danute Jociene (Lituania), Dragoljub Popovic (Serbia), Andras Sajò (Ungheria), e Isil Karakas (Turchia).

28 ottobre 2009

CRISTIANOFOBIA: I Cristiani sono il gruppo religioso più discriminato al mondo


La liberta' religiosa continua ad essere ampiamente violata nel mondo: lo denuncia mons. Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, intervenuto, il 27 ottobre 2009, all'Assemblea generale dell'Onu, in corso nel Palazzo di Vetro a New York.


Secondo quanto riferisce la Radio Vaticana, il diplomatico vaticano ha ricordato infatti che, a dispetto di quanto ''ripetutamente proclamato dalla comunita' internazionale e specificato negli strumenti legislativi internazionali, cosi' come nella Costituzione di molti Stati'', il diritto alla liberta' religiosa ''continua oggi ad essere ampiamente violato''. Non c'e' religione sul Pianeta ''che sia libera da discriminazione'', mentre atti d'intolleranza religiosa, sono ''perpetratri in molte forme'' e innumerevoli sono i casi portati all'attenzione delle Corti e degli organismi che si occupano di diritti umani.


E se l'intolleranza religiosa aumenta nel mondo, i cristiani sono il gruppo religioso maggiormente colpito, ha riferito il rappresentante vaticano, tanto che sarebbero piu' di 200 milioni le persone, di diverse confessioni cristiane, che subiscono discriminazioni sul piano legale e culturale.


Mons. Migliore ha fatto l'esempio dei ripetuti attacchi registrati nei mesi scorsi in alcuni Paesi asiatici e del Medio Oriente contro le comunita' cristiane, che hanno provocato morti e feriti, e visto bruciare chiese e case.


Azioni ''commesse - ha spiegato il presule - da estremisti ''in risposta ad accuse contro individui ritenuti, secondo le leggi antiblasfemia, in qualche modo irrispettosi del credo altrui''. E, in questo contesto la Santa Sede accoglie con favore ''la promessa del governo del Pakistan di rivedere ed emendare tali leggi'', che troppo facilmente danno opportunita' agli estremisti di perseguitare chi liberamente sceglie di seguire una diversa tradizione di fede. Leggi che hanno favorito ''ingiustizia, violenza settaria e violenza tra religioni''.


Il diplomatico vaticano ha chiesto ai governi del mondo di abrogare queste ''leggi che servono come strumenti di abuso.'' Cosi', ha proseguito, anche ''gli Stati dovrebbero astenersi dall'adottare restrizioni alla liberta' d'espressione'', che hanno spesso condotto le autorita' a tacitare ''le voci dissidenti, specie quelle di individui appartenenti a minoranze etniche e religiose''. 


Al contrario ''l'autentica liberta' d'espressione puo' contribuire ad un piu' grande rispetto per tutti i popoli, cosi' anche dare l'opportunita' di denunciare violazioni come intolleranza religiosa o razzismo e promuovere eguale dignita' di tutte le persone''. ''Per questa ragione e' imperativo - ha concluso il presule - che i popoli di varie fedi religiose lavorino insieme per crescere nella mutua comprensione''. E, qui ci vuole ''un autentico cambiamento delle menti e dei cuori''.

26 ottobre 2009

ABORTO: sconfitta la politica del segreto del governo Inglese


C’è finalmente un giudice a Londra! Il 15 ottobre 2009, L’Information Tribunal, presieduto dal giudice Fiona Henderson, accogliendo le istanze della Pro Life Alliance presieduta dalla baronessa Josephine Quintavalle (nella foto), ha dato torto al Ministero della Salute britannico. Con un’articolata e puntuale motivazione di 43 cartelle, il Tribunale, all’unanimità, ha censurato il rifiuto del Ministero di rilasciare i dati relativi agli aborti effettuati oltre le 24 settimane di gravidanza per lievi disabilità del feto, ed il tentativo di cancellare tali dati.


L’atteggiamento omissivo ed ostruzionistico delDepartment of Health ha integrato, secondo il tribunale, una violazione del Freedom of Information Act (FIOA), la legge sulla libertà d’informazione. Pertanto, i giudici dell’Information Tribunal hanno intimato lo stesso Ministero della Salute a rilasciare i dati richiesti entro 28 giorni dalla data di emissione della sentenza.


Il collegio giudicante non si è però limitato a smontare la pretestuosa tesi ministeriale volta a coprire i dati sulla base di un asserito diritto alla privacy degli interessati. E’ andato oltre, gettando un’ombra inquietante sulle modalità di controllo delle interruzioni di gravidanza in generale.


Ai paragrafi 81-82-83 della sentenza, infatti, il tribunale ha rilevato che non pare sussista un «mechanism for rigorous scrutiny», una procedura capace di garantire una rigorosa analisi dei dati relativi agli aborti, nel rispetto delle disposizioni normative in materia. Le tanto decantate statistiche non sarebbero improntate ad un effettivo rigore scientifico.


Nei citati tre paragrafi l’Information Tribunal pone una questione di fondamentale importanza non solo nel campo delle statistiche sugli aborti tardivi. La trasparenza, infatti, è un elemento fondamentale nel controllo della legalità del potere e costituisce un pilastro dell’impianto democratico di una società.


Il Ministro della Salute britannico, ora, dovrebbe meditare le parole pronunciate dal mitico editore del New York Times, Arthur Hay Sulzberger, il 30 agosto 1948 durante l’incontro della New York State Publishers Association: «Il giudizio di una persona non può essere certamente migliore dell’informazione sulla quale esso è basato. 


Se si consente l’accesso a dati veri, una persona potrebbe anche farsi un giudizio sbagliato, pur avendo la possibilità di una corretta elaborazione di quei dati; ma se non si consente l’accesso ad alcun dato o, peggio, si rilasciano, per superficialità, dati distorti, incompleti, raffazzonati, tendenziosi, o se, per ragioni di propaganda, si diffondono dati deliberatamente falsi, allora si otterrà l’effetto di annientare la stessa capacità di giudizio di una persona, rendendola qualcosa meno di un uomo». Una pedina nelle mani del potere.


Onore, quindi, ai giudici dell’Information Tribunal londinese. Ed a coloro che hanno deciso di ingaggiare una battaglia legale in difesa della verità.

23 ottobre 2009

CRISTIANOFOBIA: in Tribunale per aver discusso di religione con un ospite del proprio albergo

Era iniziata come una tranquilla discussione a colazione tra marito e moglie sul rapporto tra Cristianesimo e Islam, sulla pretesa dei musulmani che Gesù sia soltanto un profeta minore, sulle donne e il burqa, e sul fatto che Maometto non disdegnasse la guerra come strumento di conversione. Tutto apparentemente consentito, finora, nel Regno Unito.


Il fatto è che i coniugi Ben e Sharon Vogelenzang gestiscono a Liverpool una struttura ricettiva, il Bounty House Hotel, e la mattina della delicata discussione, al loro dialogo - nel quale sono poi intervenuti alcuni clienti dell'hotel - ha assistito anche un’avventrice musulmana dell’hotel.


Offesa dal contenuto della discussione privata tra i coniugi Vogelenzang, la donna ha sporto denuncia a loro carico. L’esito di questa discutibile iniziativa legale ha dell’inverosimile.


I coniugi Vogelenzang sono stati arrestati dalla polizia per il reato di “religiously aggravated public order offence” (reato contro l'ordine pubblico con l'aggravante religioso, ndt), a norma dell’art.5 del Public Order Act 1986, e degli articoli 31 (1) (c) e (5) del Crime and Disorder Act 1998. Il processo è fissato per l’8 ed il 9 dicembre prossimo davanti al "Liverpool Magistrates' Court" e, se venissero confermate le accuse, la sfortunata coppia rischia una condanna penale ed una multa di 5.000 sterline.


Ma non è tutto. Indicati al pubblico ludibrio come islamofobi, i coniugi Vogelenzang hanno subito gravi ripercussioni economiche nella loro attività commerciale, arrivando a perdere l’80% della clientela e ad essere costretti a vendere l’hotel. Tutto questo per aver osato mettere in discussione la religione islamica e aver espresso giudizi ritenuti poco riguardevoli nei confronti del Profeta Maometto.


Per un giorno Liverpool sembra essersi trasformata nella Teheran degli ayatollah, tanto da far sorgere il dubbio se la Gran Bretagna possa ancora considerarsi un Paese davvero laico.


Dopo la nomina del fondamentalista musulmano, Aaquil Ahmed, alla carica di responsabile dei servizi religiosi della BBC; dopo il riconoscimento della sharia come fonte normativa utilizzata nelle controversie legali di competenza dei "Muslim Arbitration Tribunals", organi che oramai fanno ufficialmente parte dell’ordinamento giuridico inglese; dopo il declassamento del Natale a “festa della luce invernale”; dopo il divieto imposto ai consiglieri comunali dei municipi a maggioranza musulmana di non consumare cibo nel corso delle sessioni comunali durante il mese di Ramadan; dopo i biglietti di auguri per la festa del Ramadan (e per nessun’altra festività cristiana) inviati ufficialmente alle ambasciate dal Foreign Office; dopo la sostituzione nelle scuole delle tradizionali festività natalizie e pasquali con il termine “fine della pausa semestrale”, e dopo il conoscimento ufficiale dei matrimoni poligami (contratti nei paesi musulmani), nel Regno Unito mancava soltanto la discriminazione nei confronti dei cristiani attraverso l’arma della giustizia penale.


(Articolo tratto da l'Occidentale a firma Gianfranco Amato)

21 ottobre 2009

CRISTIANOFOBIA: il governo vietnamita sequestra i beni della Chiesa cattolica


Il governo vietnamita ha sequestrato ciò che rimaneva dei terreni cattolici della parrocchia di Loan Ly, nell’arcidiocesi di Hue, dopo la chiusura delle classi per il catechismo nel settembre scorso e i successivi scontri fra fedeli e forze dell’ordine. E' quanto denuncia  l'agenzia Asia News con un articolo a firma Emily Nguyen.

Il 16 ottobre Huynh Duc Hai, vice-presidente del Comitato popolare comunista della città, ha ordinato l’attacco di centinaia di poliziotti contro un gruppo di parrocchiani, intenti a ripulire il terreno (nella foto) dove la domenica si dovevano tenere le nuove lezioni di catechismo. Nella vicina diocesi di Vinh, intanto, i cattolici lanciano l’allarme: il governo ha ripreso le operazioni per rimuovere una statua dedicata a Nostra Signora di La Vang, prospiciente il cimitero.


Contro i cattolici in Vietnam accadono con sempre maggiore frequenza episodi di violenze, espropri forzati, violazioni. Di recente è intervenuta anche Elaine Pearson, vice-direttore di Human Rights Watch per l’Asia, che ha denunciato un “brusco peggioramento” nel rispetto di “diritti umani e libertà religiosa” da quando Washington ha rimosso il Paese “dalla sua lista nera e il Vietnam ha fatto il suo ingresso nell’Organizzazione mondiale del commercio”.


Il 16 ottobre la polizia di Loan Ly ha attaccato i cattolici che protestavano contro il sequestro delle classi di catechismo. Le forze dell'ordine erano guidate dal capitano Nguyen Tien Dung, il quale ha prima insultato i fedeli riuniti nei pressi della chiesa, poi ha ordinato l’assalto. Completato il raid, le forze dell’ordine hanno eretto una recinzione, annunciando che il terreno non appartiene più alla parrocchia, ma a Phan Van Tung, un funzionario del governo locale.


Per evitare che i cattolici lanciassero l’allarme, tutte le linee di comunicazione nell’area – fra cui telefoni e internet – sono state interrotte; i funzionari hanno anche disposto un controllo serrato dell’attività nelle parrocchie limitrofe. A nulla sono valse le proteste dei fedeli, i quali spiegano che il terreno era stato donato ai cattolici nel 1956 dall’ex presidente vietnamita Ngo Dinh Diem. Terreni che fanno gola a molti politici locali e agli impresari edili, che lottano per accaparrarsi un pezzo di terra lungo l’esotica linea costiera del Vietnam centrale.


Nel frattempo nella diocesi di Vinh sono riprese le operazioni del governo locale per rimuovere la statua dedicata a Nostra Signora di La Vang. I fedeli di Bau Sen hanno difeso con forza il simbolo religioso, costruito nell’aprile del 2008 su una sommità rocciosa che domina il locale cimitero cattolico. Passata l’emergenza causata dal tifone Ketsana, il 16 ottobre scorso il governo locale ha mobilitato bulldozer e ruspe per abbatterla.


Una fonte anonima del Fronte popolare, organizzazione filo-governativa, spiega che per “completare il processo di rimozione” della statua il governo provinciale ha approvato un finanziamento di circa 68 mila dollari Usa : una somma notevole, per una provincia povera come Quang Binh. Il reverendo John Nguyen Van Huu, pastore della chiesa protestante di Bau Sen, lancia un appello ai cattolici e alle persone di buona volontà di tutto il mondo per “proteggere il simbolo sacro” e “difendere il diritto alla libertà religiosa in Vietnam”.

20 settembre 2009

RECENSIONE: Il libro nero delle nuove persecuzioni anti-cristiane di Thomas Grimaux






Oggi, nel mondo, i cristiani pagano un pesante tributo all’intolleranza e alla discriminazione. Sempre di più, essi divengono il bersaglio di attacchi dissimulati e violenti. All’origine di questa autentica persecuzione, i novelli Nerone che sono il fanatismo induista, buddista, comunista e islamico.


Attraverso i manuali scolastici egiziani, la discriminazione legale imposta dalla sharia islamica, la volontà dei comunisti cinesi di dirigere le Chiese locali, l’interdizione fatta agli intoccabili indiani di convertirsi, si vuole mettere la museruola ai cristiani. Impedire loro – come su tutto il territorio dell’Arabia Saudita – di praticare liberamente la fede più diffusa nel mondo. E se questo non è sufficiente, li si uccide. Nelle Filippine, in Iraq, nello Yemen, in India, in Cina, nello Sri Lanka…


Le nuove persecuzioni non sono atti isolati, ma voluti, programmati, ponderati. L’autore, esperto di tali questioni, lancia il segnale d’allarme e ci rivela il pensiero estremista che conduce a tali atrocità. Davanti ai fatti presentati, sempre più virulenti, egli denuncia un vero e proprio tsunami cattofobico, che distrugge il semplice diritto di praticare liberamente la propria fede, e domanda se si possa parlare di genocidi cristiani. Domani, si potrà ancora andare a Messa?


La Cristianofobia e le sue manifestazioni persecutorie ai nostro giorni è l'oggetto de "Il libro nero delle nuove persecuzioni anti-cristiane"  scritto da Thomas Grimaux e pubblicato in Italia dalla casa editrice Fede&Cultura. Grimaux, 41 anni, scrittore (Les Perles du Caté, Cerf 2005; Bilan des persécutions antichrétiennes, AED 2006…), ha viaggiato, per numerosi anni, in alcuni paesi in guerra o in paesi di persecuzione (Penisola arabica, Europa centrale, Africa centrale, Africa dell’Est…). 


Per lui, l’importante era vivere con gli uomini e le donne normali, e non soltanto con le autorità religiose o civili. Perciò, le sue descrizioni hanno un lato «vissuto» che ci fa immergere nella realtà quotidiana; e i suoi ragionamenti sono convalidati da fatti concreti e reali. Ma la sua esperienza sul terreno è corroborata dallo studio dei testi che promuovono l’anticristianesimo: ciò ne fa uno degli specialisti di questo settore, perché egli ne scruta nei minimi particolari la logica interna e le filiazioni.


Senza denunciare le singole persone ma solo i nuovi totalitarismi, verdi, rossi o altro, egli intende suonare il campanello d’allarme su alcune situazioni sconosciute al grande pubblico. Ma, soprattutto, per mezzo di uno studio sistematico, egli intende svelare l’ampiezza dell’anticristianesimo, laddove noi, abitualmente, siamo al corrente soltanto di tale o talaltro atto isolato.


Il libro (Fede&Cultura, pp. 176, Euro 16) può essere acquistato anche online a questa pagina

04 maggio 2009

CONVEGNO DI LEPANTO SU CRISI ECONOMICA E CIVILTà CRISTIANA

"L'economia tra scienze meccaniche e scelte morali"
Mercoledì 13 maggio 2009 alle ore 18

Pontificia Università Augustinianum, via Paolo VI, 25 - Roma
(P.zza S. Pietro, colonnato di sinistra)

L'on. Giulio Tremonti non solo è la massima autorità economica del Governo italiano ma è anche un acuto osservatore dell'attuale crisi economica mondiale.

Il Ministro ha definito la dinamica finanziaria, politica e culturale che poi è sboccata nell'attuale crisi come "mercatismo" ed ha sottolineato come il vettore principale di questa dinamica fin dall'origine andasse ad investire "la nostra cultura, le nostre tradizioni, la nostra storia" (Giulio Tremonti, La paura e la speranza, Mondadori, p.57).

Se tale era la natura di questa dinamica è evidente che il suo disastroso e globale inceppamento non può avere conseguenze puramente e solamente economiche.
Quali potranno essere?
Il Ministro ha affermato che si viaggia in una "terra incognita".

Lo storico Aldo Schiavone, collaboratore de "la Repubblica", scrive che "la crisi economica sta cominciando a investire direttamente la vita di grandi masse, da un capo all'altro del pianeta: identità, ruoli, prospettive. Essa non è un fenomeno ‘naturale' (...) E' un evento prodotto dalle scelte politiche, economiche e culturali (...) In altri termini, un problema di rapporto fra masse e (responsabilità delle ) élites, fra governanti e governati" ("la Repubblica", 7 aprile 2009).

Il sociologo Francesco Alberoni ci ammonisce dalle pagine del "Corriere della Sera" che la Storia procede per catastrofi "e la saggezza consiste nel prevederle, evitarle o gestirle tempestivamente" ("Corriere della Sera", 6 aprile 2009).

L'editorialista de "La Stampa" di Torino, Barbara Spinelli, ci ricorda che "solo se si discerne l'enorme mutazione che sta avvenendo e se si guardano in faccia le violenze e i conflitti sociali che si accompagneranno alla mutazione, si può pensare di non uscire dal disastro non distrutti. (...) La mutazione del mondo è la cosa più difficile da vedere, governare" ("La Stampa", 5 aprile 2009)

Lord Ralph Dahrendorf, già direttore della London School of Economics e celebre studioso delle élites politiche e sociali dell'Occidente, afferma in un recente articolo, apparso in traduzione italiana su "Il Sole 24 Ore", che "non sappiamo ancora dove porti la crisi. Non sappiamo quanto durerà e abbiamo solo una vaga idea di come sarà il mondo quando sarà finita (...) Parlare seriamente di ciò nella primavera del 2009 è un'impresa temeraria. E tuttavia una serie di sviluppi appare quantomeno molto probabile" ("Il Sole 24 Ore, 26 aprile 2009).

Il Centro Culturale Lepanto, seguendo la sua quasi trentennale tradizione, ritiene dunque necessario porre in chiaro alcuni punti fermi che possano servire da orientamento ai Cattolici italiani immersi nel caos mediatico e nel fumo concettuale che contraddistingue i nostri giorni.


"L'economia tra scienze meccaniche e scelte morali"
che avrà tra i relatori gli esperti:

dott. Claudio Bernabei, Dipartimento Scienze umane e sociali, Università di Cassino
l'on. Alessandro Pagano, Membro Commissione Finanze della Camera dei Deputati
e il dott. Michael Smyrek, Direttore della Rappresentanza Pax-Bank, Roma

Mercoledì 13 maggio 2009 alle ore 18
presso la Pontificia Università Augustinianum, via Paolo VI, 25 - Roma
(P.zza S. Pietro, colonnato di sinistra)

Segreteria convegno: Tel: 06.95558604 Fax 06.60513116 email: lepanto@lepanto.org

29 aprile 2009

IL CORAGGIO E LA COERENZA DELL'EX AMBASCIATORE USA PRESSO LA SANTA SEDE, PROF. MARY ANN GLENDON

Anche se i media italiani hanno dato poco o punto risalto alla notizia, ha destato enorme sensazione il diniego della professoressa Mary Ann Glendon, già ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede dal 2007 al 2009, di associarsi al presidente Obama nella cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico all'università cattolica americana di Notre Dame.




Forse si stenta a rendersene conto, ma è da tempo quasi immemorabile che non si ha notizia di esponenti cattolici di tale livello disposti a sfidare il politicamente corretto testimoniando coerentemente la loro fede cattolica.




Ricordiamo infatti che la professoressa Glendon insegna diritto alla prestigiosa università di Harvard ed è presidente della pontificia accademia di scienze sociali.



Come appare chiaramente dalla sua lettera indirizzata al presidente dell'Università di Notre Dame, il padre John I. Jenkins, inizialmente aveva accettato l'invito come un grande onore, salvo poi spiegare di essere stata costretta al rifiuto una volta resasi conto che la sua presenza appariva strumentale.



Difatti l’intervento della docente era stato programmato come una specie di controbilanciamento alla presenza del presidente Obama, ritenuto il presidente più filo-l'abortista che gli Stati Uniti abbiano mai avuto.




Come opportunamente ricorda la Glendon nella sua lettera al padre Jenkins, già nel 2004 la conferenza episcopale americana aveva espressamente richiesto che le istituzioni cattoliche "non onorassero coloro che 'agiscono in sfida dei nostri fondamentali principi morali' e che a queste persone 'non dovessero essere dati riconoscimenti, onori o casse di risonanza atte ad essere viste come un sostegno per le loro azioni".



Posizione indirettamente ribadita anche di recente a Washington l'otto maggio scorso da Mons. Raymond Burke, attuale prefetto della Segnatura Apostolica e già arcivescovo di St. Louis, che durante un raduno nazionale di preghiera aveva stigmatizzato la decisione dell’università di Notre Dame di conferire un laurea honoris causa al presidente Obama, "il quale sta perseguendo aggressivamente una agenda contro la vita e contro la famiglia", che è "fonte di gravissimo scandalo".

26 aprile 2009

Unioni omosessuali: una nuova strada per l'introduzione in Italia?

"Il divieto di nozze gay finisce alla corte costituzionale. Nel silenzio del legislatore sembra debba toccare al giudice delle leggi risolvere un effettivo vuoto di tutela alle unioni tra persone dello stesso sesso". Questo l'ncipit di un recente articolo sul quotidiano finanziario Il Sole 24 Ore (21 aprile 2009), che sembra riproporre con diverse modalità e strategia la questione del recepimento delle unioni omosessuali anche nella legislazione italiana, manovra già riuscita riguardo la loro introduzione in quella di altri paesi europei.

Questi in estrema sintesi i fatti riportati nel giornale: venti coppie omosessuali tutte residenti nel centro Nord Italia si sono recate al proprio comune di appartenenza per far affiggere la loro pubblicazione di matrimonio, richiesta puntualmente rifiutata dall'ufficiale di stato civile.


Questo rifiuto è stato impugnato e ne sono scaturite altrettante cause, di cui quella intentata a Venezia è la prima a sfociare in una rimessione alla corte costituzionale, tramite una ordinanza emessa dal Tribunale di Venezia in data 3 aprile 2009. Si tratta, secondo il giornale, di una assoluta novità giurisprudenziale.


Oltre ad evidenziare le ipotesi che il rifiuto abbia violato ben quattro principi costituzionali, a fronte di una sistematica lettura del codice civile contraria al matrimonio tra persone "di orientamento omosessuale", il testo dell'ordinanza mette in evidenza le contraddizioni di un ordinamento mai aggiornato in base alle profonde mutazioni che la struttura della famiglia ha subito nel corso degli ultimi decenni.


Non poteva mancare, ovviamente, il riferimento al rispetto dei obblighi internazionali derivanti dall'ordinamento comunitario. In altre parole, riporta il quotidiano, il fermo impedimento italiano a queste unioni contro natura ha sempre meno ragion d'essere a fronte di un contesto sovranazionale che si muove in senso contrario.


L'ordinanza del tribunale, infatti, ricorda che sono numerosi gli atti delle istituzioni europee che invitano gli stati a rimuovere gli ostacoli che ancora si frappongono al matrimonio di coppie omosessuali o al riconoscimento di istituti giuridici equivalenti.


Ovviamente, è presto per dire come si risolverà la questione. Sembra però certo che, vista l'impossibilità di ottenere il risultato per via parlamentare per la ferma opposizione della stragrande maggioranza degli italiani ad un progetto di legge che prima ancora di contrastare con il decalogo è in contrasto con il buon senso e il diritto naturale, sia in atto il tentativo di ottenere lo stesso risultato per via giudiziaria.


Questa supplenza dei tribunali, a fronte dell'impossibilità di un'approvazione legislativa, non è una novità e vanta illustri precedenti nel caso americano, e non solo riguardo la famigerata sentenza Roe contro Wade (1973) con cui la Corte Suprema degli Stati Uniti d'America apriva le porte al cosiddetto diritto di aborto negli USA.


Lo ha ben documentato il commentatore e costituzionalista americano Mark R. Levin nel suo saggio e bestseller, "Men in black-How the Supreme Court is destroying America " di (Regnery Publishing, 2005), motivato dalla constatazione che "decenni di attivismo giudiziario hanno fatto della corte suprema una delle più potenti minacce alla libertà degli Americani".

24 aprile 2009

Premi e riconoscimenti istituzionali alla trasgressione

Il trentaseienne artista d'avanguardia Federico Solmi è noto per i suoi allestimenti-video al limite della pornografia quali la trilogia King Kong and the End of the World, Rocco Never Dies e The Evil Empire.

Quest'ultimo allestimento-video, che mostra un crocefisso con un uomo vestito da Papa e con il pene in erezione, fu esposto all' "Artefiera Bologna" e sequestrato dai Carabinieri il 27 gennaio scorso.

I suoi avvocati esibiranno in giudizio l'apprezzamento della Collezione Farnesina, fiore all'occhiello del Ministero degli Affari Esteri, che della censuratissima serie Rocco never dies del Solmi ha chiesto in prestito 20 opere in cinque anni, ed una lettera scritta al Tribunale di Bologna dal Direttore dell'Istituto di Cultura Italiana a New York Renato Miracco, ove si legge che "come pittore e video artista Federico possiede una rara capacità espressiva (...) Non possiamo essere legati solo ad una nostra identità del passato, pur indiscussamente fondamentale (N.d.R.: la Religione Cattolica), ma dobbiamo sostenere chi quotidianamente cerca di dare al Paese una connotazione moderna".

Il quotidiano comunista "il manifesto" del 21 aprile ci ha poi festosamente informato che l'opera blasfema ha vinto a New York il prestigioso Premio Guggenheim, assegnato dalla J.S. Guggenheim Foundation che amministra l'omonimo Museo di Arte Moderna.

Il premio consiste in un finanziamento pari a 38.000 dollari che il Board of Trustees della Foundation, composto da imprenditori e sostenitori del Museo, mette a disposizione del vincitore al fine di produrre un nuovo video entro il 2010.

In una intervista al quotidiano comunista, il Solmi ha annunciato sue prossime mostre a Torino, Napoli e Roma ed ha dichiarato che la Guggenheim Foundation "mi ha persino chiesto di ideare qualcosa di ancora più estremo, provocatorio".